DIARIO DI VIAGGIO
Sepoltura di una vacca. Havelok island, Andamane.

Oggi lamine luminose tagliano il vento di Havelok. Dal mare si sollevano calde polveri di sole, in loro si rifrangono caleidoscopici arcobaleni sotto l’indifferenza di un cielo infinito. Da qui, per i miei occhi la vastità dell’oceano ha un peso insostenibile; il mio sguardo trattiene qualcosa, per poi perderlo tra le onde.

Dietro di me un’enorme mangrovia come la mano di un gigante addormentato  cerca silente di allontanarsi dalla giungla del proprio corpo.

Più in là quattro giovani indiani trasportano il cadavere di una vacca sulla spiaggia.

‘E’ morta di fame ‘‘Vicino al nostro villaggio c’è un dirupo…

“non l’abbiamo più vista per giorni …l’abbiamo trovata nella fossa morta di fame ‘….

Sono tutti vicini, due si tengono per mano, hanno gli occhi tristi, forse son fratelli…

Quando parlano muovono la testa facendo ‘no‘ come fanno sempre qui in oriente. Il più alto dei quattro tiene tra le mani nodose una pala decrepita.

Mi unisco a loro e a giro iniziamo a fare una buca dando le spalle all’oceano. Il più forte fa il lavoro più grosso e pesante, quando scende nella fossa guardo l’intimo azzurro  della sua nuca e mi sembra di leggere il suo destino.

“c’è caduta dentro …non l’abbiamo più vista per giorni …‘è morta di fame ‘…

Sulla mia sinistra, ai miei piedi, a terra giace la vacca. È giovane e bianca profuma di fiori e di incenso … è innocente

Dietro di lei la giungla parla nel vento mentre gli alberi del pepe contengono il silenzio  che si leva dalla buca.

Davanti  a noi solo l’oceano, un oceano rosa e smisurato il cui eterno movimento fa di tutto questo  una preghiera declinata da un alfabeto  naturale.

“c’è caduta dentro …non l’abbiamo più vista per giorni …‘è morta di fame ‘…

È il tempo di sollevarla ma io non ho la forza per fare tutto questo.
È il tempo di gettarla nella terra, ma ci vuole troppo coraggio per questa semina.
Ora la sabbia come in clessidra scende sul buio dei suoi occhi e la ricopre dolcemente.
Mentre mi allontano i ragazzi mi salutano …

Sono un po’ stanco e so già che stasera dalla mia capanna il tramonto sarà viola.
Viola come tutte le notti qui ad Havelok, sul mare.

 

Andrea Giacomelli